LO STRAPAESE NELLA PIANA DEL MEDIO CLANIO

di Alessandro Di Lorenzo

 

 

Una delle più grandi menti del nostro secolo affermava che il passato è illuminato dall’arte e che nell’arte sono riflesse le immagini della tradizione storica. L’intuizione dello storico olandese Johan Huizinga intorno al primo decennio del ‘900 partì dall’ipotesi di considerare la storiografia come immagini. E’ ovvio che in questa circostanza l’opera d’arte assume un rilievo fondamentale nella ricerca storica, collocandosi come ponte tra il concetto artistico della storia e quello scientifico. Invero non era  sua intenzione ridimensionare lo studio degli avvenimenti trascorsi alla sola lettura dell’arte figurativa, è però di certo un punto di partenza inevitabile per colui che si incammina nell’interpretazione di ciò che è accaduto. Lo storico che contempla un’opera d’arte o un oggetto antico compie un primo passo verso l’elaborazione che avviene nel suo intelletto dell’immagine di un fatto storico. Il prodotto di questa speculazione artistica rappresenta la funzione estetica della storia, l’Anschaulichkeit, di vitale importanza per la  genesi dell’interesse per la storia. Questa immagine primordiale per quanto assuma una forma ben definita rimane sempre composita e vaga, definita con il termine germanico di Ahnung (Presentimento). Da una prima nozione di sensazione storica, dell’ Ahnung, si deve poi  passare  alla scientificizzazione della nozione della storia, dall’elemento estetico, che ci permette di vedere, si passa a quello razionale, allo studio dei documenti e delle fonti. Huizinga afferma quindi, con la sua teoretica, che ogni rappresentazione del passato approfondisce la conoscenza degli avvenimenti storici e dello spirito del tempo, svelandoci una vera e profonda Kulturgeschichte (Cultura della storia).

L’analisi di questo hegelismo senza metafisica huizinghiano ci conduce dalla gelida (in senso puramente geografico) cultura mitteleuropea al nostro passato più vicino, ad alcuni segni che la storia  ha lasciato all’interno del territorio di quello che fu la piana del medio Clanio (Orta di Atella, Casapuzzano, Succivo, Sant’Arpino, Gricignano d’Aversa). Seguendo gli insegnamenti dello Huizinga possiamo, quindi, storicizzare gli episodi della nostra terra studiando targhe lasciate all’incuria del tempo e opere d’arte figurativa di artisti locali.

All’incrocio tra le cittadine di Succivo e Sant’Arpino troviamo, non a caso,  una targa di ferro di colore blu scuro del Touring Club Italiano degli anni trenta del ‘900:

 

167743 TOURING CLUB ITALIANO

COMUNE DI

ATELLA DI NAPOLI

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STANDARD

 

La targa è stata posta da uno degli Enti cultural-turistici più importanti d’Europa e ci narra della dittatura fascista e della cultura propagandata in quel periodo dai vertici del partito Fascista. L’abolizione antiliberale della Provincia di Caserta (2 Gennaio 1927) portò alla rielaborazione dei nuovi assetti comunali territoriali. Questo nuovo assetto territoriale interessò anche il nostro ager atellano, dove i tre comuni limitrofi di Orta di Atella, Succivo e Sant’Arpino persero le loro rispettive municipalità per dare vita ad un unico Comune sotto il nome di Atella di Napoli. Un’altra targa che ricorda l’evento storico in oggetto la si trova all’ingresso dell’abitato di Casapuzzano provenendo da Marcianise. La targa è di marmo bianco con un littorio in alto a sinistra circoscritto in un cerchio e recante la seguente incisione:

 

PROVINCIA DI NAPOLI

DISTRETTO MILITARE DI AVERSA

MANDAMENTO DI AVERSA

COMUNE DI ATELLA DI NAPOLI

 

Fu scelto il toponimo di Atella di Napoli per rievocare l’antico fasto della civitas atellana ben nota per aver dato i natali alla cultura teatrale romana. La tradizione fortemente agraria dell’agro atellano venne messa ancora più in risalto dalla dittatura fascista, facendola rientrare nella teoria maccarica dello Strapaese, che proprio in quegli anni trovava fortuna nel dibattito culturale italiano. La fertilità delle terre dell’antico corso del fiume Clanio e la  coltivazione della canapa lungo gli argini dei Regi Lagni faceva di questo lembo di terra un simbolo della cultura contadina e di quell’esaltazione del villaggio rurale tanto cara ai fondatori dello Strapaese. La virilità campestre e la volontà di autarchia delle terre italiche tanto decantata dalle fronde ereticali dell’avanguardia fascista trovava un ottimo slancio nelle antiche terre della Liburia. La teoria dello Strapaese prese infatti origine dagli scritti che comparivano sulla rivista toscana Il Selvaggio edita dall’avvocato e artista Mino Maccari. Tale teoria esaltava, spesso in modo anche grottesco, la superiorità della vita di campagna contro quella corrotta di città in una sorta di puro arianesimo contadino. La rivista veniva stampata  nel cuore del chianti classico e recava cronache molto dettagliate delle zone di Poggibonsi e Colle Val d’Elsa. L’enfatizzazione di un’Italia popolaresca, nazionalista e conservatrice cozzò spesso con l’avanguardia artistica fascista, rimanendo però uno dei capisaldi della sinistra fascista e rivoluzionaria. Molti studenti del GUF (Gioventù Universitaria Fascista) infatti sposarono in pieno le tesi di Mino Maccari intravedendo nella teorizzazione dello Strapaese il concetto, rubato ai marxisti, di rivoluzione sociale. Gli scritti del Longanesi, Ardengo, Rosai sulle pagine de Il Selvaggio si propagarono in tutta la nazione. Fu proprio nei primi anni trenta del ‘900 che le teorie nazionaliste della sinistra ereticale fascista si diffusero anche in Campania, dando origine a quella Atella di Napoli tanto fertile e strettamente arroccata attorno al campanile rurale. Era questo un lembo di terra simile a quello toscano per fertilità e cultura agraria, con le tante masserie disseminate tra l’antica Bugnano e Gricignano d’Aversa a nord e i Comuni di Frattaminore e Sant’Arpino a sud.

Alle prime ore dell’alba una moltitudine di contadini si recava verso i Regi Lagni all’ombra della torre del Duca Valentino, dove vi erano enormi vasche per la mac erazione della canapa. Gli spostamenti avvenivano su carretti malandati, con gli assi delle ruote piegate a causa dei percorsi accidentati e fangosi. Una volta raggiunte le masserie subito si iniziava a lavorare armati solo di buona lena. La pausa pranzo avveniva di solito sotto gli  alberi di pino o di noce che, alti anche sei metri, davano ombra grazie alla fitta intelaiatura delle viti asprine. Un tozzo di pane duro, un Tatiello e un pezzo di formaggio allietavano le poche ore di riposo.  Purtroppo la vita dello strapaese atellano, come in quello toscano, era spesso macchiata da episodi di vile squadrismo, giovani analfabeti ed incolti  assoldati dai piccoli proprietari terrieri per zittire la sete di giustizia sociale dei braccianti.

La vita di campagna di quegli anni è ben visibile in alcuni quadri del pittore ortese Luigi Marruzzella, le cui immagini donano un profondo realismo storico al fruitore. I quadri del Marruzzella generano un’empatia ascetica, la vita quotidiana è rappresentata in quelle terre di Bugnano con colori vivaci e popolari. Il giallo prevale su tutti gli altri colori, sfumando le figure fino a  rendere onirico quel passato ormai solo ricordo di studiosi e  curiosi viandanti. Il germe della nascente globalizzazione è rappresentata dai volti dei contadini anneriti dal  cocente sole estivo, tanto da non rendere più distinguibili i caratteri somatici europei da quelli africani, ricordando al mondo che lo spirito di tutte le genti è unito esclusivamente dallo scorrere del tempo. Nell’opera d’arte di Luigi Marruzzella si espleta tutta la teoria dello Huizinga, dalle loro immagini lo storico può intravedere la rappresentazione del tempo, dalla funzione estetica si passa a quella storica, dal valore artistico a quello scientifico. Il Marruzzella è da considerarsi uno dei migliori pittori ortesi, continuatore di quell’arte figurativa a cui l’antico territorio  atellano ha consegnato nomi illustri alla storia, una persona dai grandi valori etici e artistici, una personalità di spicco nel panorama culturale dell’antico ager Clanis.

 

Targa Atella di Napoli affissa
ad Orta di Atella

Targa TCI affissa nel comune di Sant' Arpino